Un chien andalou – Luis Buñuel

Proiettato per la prima volta nel 1929, è prodotto e interpretato da Luis Buñuel e Salvador Dalí e diretto dal solo Buñuel. Nel film si susseguono scene che apparentemente non hanno alcuna connessione ma che in realtà presentano significati simbolici legati alla società e ai pregiudizi del tempo, analizzati anche dalla psicanalisi in numerosi studi. Già nella prima scena si può assistere al taglio dell’occhio di una donna da parte del regista stesso: ciò può essere realizzato solo tramite il montaggio, grazie al quale l’occhio della donna viene sostituito da quello di un vitello morto. La scena indica la rivoluzione visiva surrealista, tramite la quale il regista squarcia l’occhio dello spettatore per portarlo a vedere, anche a costo di soffrire, ciò che non ha mai visto o forse non ha mai voluto vedere. Nel corso del cortometraggio appaiono varie didascalie con indicazioni temporali sconnesse tra loro (otto anni dopo, alle tre del mattino, sedici anni prima, in primavera) ma che propongono uno schema e creano una situazione universale.

Al centro del film appaiono un uomo e una donna attratti reciprocamente tra loro, mostrando quindi tutti i tabù sessuali della società dell’epoca. L’uomo possiede una scatola nella quale sono contenuti tutti gli oggetti a lui cari che riappare costantemente nel corso del film. La donna osserva l’uomo cadere da una bicicletta e raccoglie la sua scatola ricostruendo poi, con gli oggetti che erano contenuti al suo interno, i vestiti dell’uomo: è a quel punto che dal nulla compare proprio l’uomo, intento ad osservare la sua mano al centro della quale c’è un buco dal quale escono delle formiche. Esse sono il simbolo della società corrotta e piena di marciume dell’epoca. Nelle scene successive compare anche la proiezione femminile dell’uomo con in mano la scatola degli affetti, che viene investita lasciando sgomento l’uomo stesso e facendo uscire ancora di più allo scoperto la sua parte animalesca nella sessualità con la donna.

Nell’avvicinarsi alla donna però trascina un peso insormontabile: esso si rivela essere i Dieci Comandamenti, due pianoforti con sopra un asino morto e due preti, simbolo dei freni alla sessualità posti dalla Chiesa e dalla società stessa. Appare inoltre un alter-ego dell’uomo che lancia la scatola degli affetti fuori dalla finestra e lo costringe a tornare sui banchi di scuola, ma l’uomo riesce ad ucciderlo. Nella scena finale i due passeggiano sulla spiaggia, l’uomo trova fra la sabbia i resti della scatola e gli oggetti della sua vita passata, che scansa ridendoci su. Vengono poi inquadrati di nuovo l’uomo e la donna “in primavera”, sepolti fino ai gomiti nella sabbia: sono vicini ma immobili e impossibilitati a toccarsi, lasciando lo spettatore con un’immagine demoralizzante.

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